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Lunedì 15 Giugno 2026 20:06

Prodotto pane con i lieviti trovati nel corpo della mummia di Ötzi

Per millenni sono stati i fedeli compagni di viaggio di Ötzi, morto 5.300 anni fa...

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Per millenni sono stati i fedeli compagni di viaggio di Ötzi, morto 5.300 anni fa e ritrovato nel 1991  nei ghiacci delle Alpi, nell’area del Similaun, tra Italia e Austria. Minuscoli microrganismi che hanno colonizzato il corpo della mummia sia all’interno che sulla  superficie e che sono sopravvissuti non solo al freddo e alle condizioni climatiche più avverse, ma soprattutto alle campagne di sterilizzazione dei musei, sfruttando piccole nicchie protette sulla superficie del corpo.

Dal suo ritrovamento è custodito e conservato, nel Museo Archeologico dell’Alto Adige . A ricostruire la storia microbica di Ötzi una ricerca  coordinata da Eurac Research e pubblicata sulla rivista  Microbiome, che analizza nel dettaglio il microbioma  che popola da migliaia di anni l’uomo di Similaum, distinguendo tra microrganismi che appartenevano a Ötzi vivente, e quelli che lo hanno colonizzato dopo la morte.

La mummia, secondo i ricercatori, “non è una reliquia statica, bensì un’interfaccia biologica dinamica”, tanto che nella fredda immobilità museale, in cui riposa, qualcosa si muove. E’ il suo  microbioma costituito da batteri, funghi e lieviti, questi ultimi in particolare hanno mostrato di avere la capacità di sopravvivere ed adattarsi e in alcuni casi di mostrare segni di crescita. In pratica microrganismi ancora vivi malgrado siano passati più di 5mila anni dalla morte dell’Uomo venuto dal ghiaccio e il suo corpo sia conservato in una camera frigorifera a -6°C  con un’umidità vicina al 100%.

A determinare che Ötzi ha un microbioma complesso e non del tutto inattivo, sono stati Mohamed S. Sarhan, Marco Samadelli, Alberto Zink e Frank Maixner dell’Eurac Research – Istituto di Studi sulle Mummie di Bolzano. Gli studiosi sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto una serie di indagini di laboratorio, che rivelano un microbioma composto di tre livelli principali: gli antichi microrganismi del microbiota intestinale; i microrganismi psicrofili (microrganismi estremofili prosperano a temperature prossime o inferiori a 0 °C) provenienti dal ghiacciaio alpino in cui è stato recuperato il corpo, sopravvissuti per millenni; i microbi introdotti dopo il recupero del 1991, legati a manipolazione, procedure di conservazione e altro.

Il microbioma interno è stabile, dominato da microrganismi del genere Clostridium e presenta danni evidenti al DNA antico.  L’indagine ha confermato la presenza di un microbioma antico, simile a quello delle prime popolazioni umane ed ora scomparso nelle società contemporanee.

“La coesistenza di antichi microbi intestinali endogeni e di colonizzatori psicrofili moderni,  evidenzia il potenziale di un’attività microbica continua anche a temperature sotto zero”, sottolineano gli scienziati.   Sono stati analizzati campioni prelevati da diverse parti del corpo, dall’acqua di fusione all’interno della mummia, al ghiaccio che copriva la pelle, a campioni di terreno del luogo di ritrovamento, con l’intento, di comprendere quali microbi erano già presenti quando Ötzi, era vivo e quali si sono insediati, nel tempo, dopo la sua morte.

La scoperta di lieviti, isolati dalla pelle delle mummia, dal contenuto dello stomaco e dall’acqua interna al corpo, pone, invece,  un interrogativo: questi lieviti sono discendenti da lieviti antichi che hanno mantenuto la loro moltiplicazione nel corso dei secoli, oppure erano in uno stato di quiescenza e sono stati riattivati ​​dopo lo scongelamento della mummia?

Mettendo a confronto i dati raccolti nel 2010 con quelli del 2019 alla base del nuovo studio, Sarhan microbiologo e primo autore dello studio e colleghi hanno osservato che i lieviti del genere Glaciozyma nel corso degli anni sono aumentati in modo significativo, passando da uno stato di marginalità a essere i più abbondanti. Inoltre i livelli dei danni al loro DNA è diminuito invece che aumentato, segno di replicazione e diffusione di una colonia attiva e non certo “ibernata”.

“Il notevole aumento dell’abbondanza relativa di Glaciozyma tra il 2010 e il 2019 è di per sé una prova della replicazione: le cellule dormienti o morte non si moltiplicano”, ha sottolineato Sarhan (intervista a IFL Science). “Qui vediamo una continuità – conferma Frank Maixner, direttore dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research. “Questi lieviti hanno accompagnato Ötzi,  nel suo lungo viaggio attraverso i millenni”.

La sorpresa però arriva durante esperimenti di laboratorio, quando i ricercatori hanno voluto provare a coltivare i lieviti in condizioni controllate utilizzando incubatori refrigerati, idonee a organismi abituati al freddo.  Sarhan  racconta “di aver avviato alcune prove di fermentazione per ottenere un lievito madre” e che dopo una fase iniziale di adattamento alla farina, i microrganismi hanno iniziato a comportarsi come un normale lievito panificatore. Alla fine sono riusciti a produrre un impasto capace di lievitare nell’arco di circa ventiquattro ore. “Abbiamo ottenuto un impasto davvero ottimo”, riferisce lo scienziato . “Il pane realizzato durante questi primi test  non è stato perfetto –  ammette sorridendo –  ma il risultato è stato sufficiente per dimostrare che questi lieviti possiedono potenzialità concrete”. Oltre alla possibilità di fare il pane, i ricercatori stanno pensando a possibili impieghi nella produzione della birra e, in proposito, hanno iniziato a confrontarsi con specialisti del settore. Inoltre, hanno osservato che alcuni lieviti  sono in grado di metabolizzare il fenolo, un disinfettante utilizzato per contrastare contaminazioni da funghi. Per gli scienziati il ricco e variegato ecosistema microbico  della mummia di Similaum, rappresenta un laboratorio, unico al mondo dove microbi antichissimi che risalgono all’età del rame  e organismi moderni coabitano tra archeologia e biotecnologia. (Rita Lena)

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