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Basilica di San Paolo Fuori Le Mura
(Chiese)
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Piazzale di S. Paolo - 00146 Roma Ostiense (Area 7)

La Basilica di San Paolo fuori le mura è la più vasta delle basiliche patriarcali di Roma dopo San Pietro e la sua pianta è di dimensioni identiche a quella della Basilica Ulpia nel Foro Traiano, della quale può dare un'idea quasi perfetta.

Fu Costantino che trasformò la "cella memorie" dell'Apostolo delle Genti in Basilica. Consacrata nel 324, ingrandita poi da Valentiniano II nel 386 e da Teodosio e compiuta con ricchezza dal figlio Onorio, primo imperatore d'occidente.

Era una splendida basilica a cinque navate, divise da 80 colonne con un interno ricchissimo, con arco trionfale, il transetto e l'abside rivestiti di marmi, di affreschi e di mosaici, ovunque suppellettili preziose. Sisto V l'arricchì con un soffitto e Benedetto XII aggiunse un portico barocco.

La notte dal 15 al 15 luglio del 1823 un incendio la danneggiò gravemente. Leone XII, con le offerte dei fedeli, la fece riedificare dagli architetti Pasquale Belli, Pietro Bosio, Pietro Camporese il G. e Luigi Poletti. Purtroppo molte parti dell'antica chiesa furono demolite e furono perduti molti affreschi di Pietro Cavallini.

L'incendio risparmiò il ciborio di Arnolfo di Cambio, il candelabro pasquale dei Vassalletto e il mosaico absidale del IV secolo. Dei Vasselletto è l'elegante, incantevole chiostro del XII-XIII secolo, che presenta colonne di molteplici forme.

Gregorio XVI consacrò il transetto nel 1840 e Pio IX tutta la Basilica nel 1854. Alla fine del secolo fu eretto il Quadriportico antistante la facciata.

Il Campanile, detto "il faro", per l'inusuale forma, è a cinque piani: i primi tre a pianta quadrata, il quarto ottagonale e l'ultimo a forma di tempietto circolare, a giorno, con colonne corinzie. Fu eretto dal Poletti in sostituzione di quello precedente, romano-gotico, danneggiato dall'incendio.

La Basilica con l'annesso monastero è proprietà extraterritoriale della Santa Sede.

La facciata, rivolta verso il Tevere sulla Via di San Paolo, è preceduta da un grandioso ma compassato quadriportico realizzato tra il 1892 ed il 1928 da Guglielmo Calderini, formato dal pronao della facciata, con 10 colonne monolitiche di granito rosa di Baveno, alte 10 metri e, negli altri lati, da colonne di granito bianco di Montorfano, in duplice fila nei fianchi ed in triplice fila nel lato verso il Tevere, con un totale di 146 colonne. Nel mezzo del quadriportico la grande statua di San Paolo di Giuseppe Obici. Davanti al portico della facciate la statua di San Luca di Francesco Fabi-Altini. Sotto il portico, quelle dei Santissimi Pietro e Paolo di Gregorio Zappalà.

Nella parte superiore della facciata di Francesco Vespignani, mosaici su disegno di Filippo Agricola e Nicola Consoni.

La porta mediana ha i battenti in bronzo, con bassorilievi e con ageminature d'argento, di Antonio Maraini (1930). La porta a destra è murata e la porta a sinistra è la Porta Santa, su cui nella parte interna sono collocati i due "battenti di bronzo" della porta maggiore dell'antica basilica, cesellati e damascati di argento, con 54 riquadri in cui sono raffigurate storie e personaggi dell'Antico e Nuovo Testamento, simboli e iscrizioni eseguiti a Costantinopoli nel 1070 da certo Staurachio di Scio per incarico dell'arcidiacono Ildebrando, abate di San Paolo divenuto poi Gregorio VII. Notevolmente danneggiati dall'incendio del 1823, e restaurati.

L'interno dell'attuale basilica ha le dimensioni e la pianta della chiesa precedente, lungo 131,66 metri , largo 65 ed alto 29,70, con 80 colonne monolitiche di granito di Montorfano, divisa in cinque navate, di cui la mediana si impone per la grandiosa ampiezza di 24,60 metri. Il soffitto, a lacunari con ricchi ornamenti dorati, reca nel mezzo lo stemma di Pio IX. Alle pareti, in alto, tra le grandi finestre chiuse da lastre di alabastro d'Egitto, 36 affreschi della vita di San Paolo. Sotto, un fregio che gira lungo tutta la navata mediana e nelle laterali con i ritratti, in mosaico, di tutti i Papi, a partire da San Pietro, che si sono succeduti fino ad oggi. Contro la parete interna della facciata, 6 grandi colonne d'alabastro, donate dal Viceré d'Egitto a Gregorio XVI, delle quali quattro reggevano il baldacchino che copriva il ciborio di Arnolfo di Cambio.

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