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Terme di Caracalla
(Monumenti)
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Piazzale Numa Pompilio - 00184 Roma Celio (Area 1)

Terme di Caracalla
Terme di Caracalla

I romani, pur vivendo in una società avanzatissima nei sistemi idraulici, non hanno l'acqua in casa. Chi vive nelle stanza delle insulae, è sempre impolverato: il fumo delle torce e dei fornelli è una nuvola grigia sospesa tra le pareti domestiche e tuffarsi nelle piscine delle Terme più che un piacere è una necessità.

L'ingresso è gratuito: lo Stato le finanzia come un servizio sociale.

Le Terme di Caracalla, o Antoniane, sono un ciclopico complesso di ruderi formante una delle più pittoresche visioni di Roma antica.

La costruzione fu iniziata dall'Imperatore Settimio Severo nel 206 d.C., ma fu completata dieci anni dopo da suo figlio Caracalla. Circondate da un recinto esterno ad opera di Eliogabalo e Alessandro Severo, restaurate da Aureliano, erano le più splendide di Roma. Funzionavano ancora nel VI secolo, quando furono rese inutilizzabili dai Goti di Vitige per la distruzione degli impianti idrici, che erano di una straordinaria perfezione.

La planimetria segue il tipo stabilito fin del II secolo dell'Impero: un grande edificio centrale misurava 220x114, circondato da giardini, palestre, biblioteche e locali adibiti a servizi, entro un vastissimo recinto rettangolare, che occupava uno spazio di circa metri 400x330.

Si ritiene che lo stabilimento contenesse bagni singoli e vasche in comune per un complesso di 1600 bagnanti alla volta, enormi cisterne della capienza di 80.000 litri fornivano l'acqua che arrivava da un ramo speciale dell'Acqua Marcia, l'acquedotto costruito da Antonino Pio nel 140 d.C..

Fare il bagno è un rito con regole precise: si inizia sudando in una piccola stanza surriscaldata, la sudatoria per poi passare sotto una doccia calda i cui getti si trovano nella caldarium. Deterso il corpo con le lame dello strigile, si raggiunge un vasto ambiente con acqua tiepida, il tepidarium e da qui si accede al frigidarium, la piscina di acqua gelida. Un tuffo, una nuotata ed una salutare frizione.

Ma fare il bagno non è il motivo principale per la frequentazione delle Terme in genere e Caracalla in particolare è l'ambiente ideale per incontrarsi e spettegolare. Sotto la doccia si complotta, nella piscina si intrecciano amori dato che la piscina è la stessa per uomini e donne ed il tentativo della separazione dei sessi (prima solo uomini e poi solo donne) viene abolito per le proteste delle donne che si sentono discriminate.

Ammirevoli la struttura laterizia e l'audacia e novità delle forme architettoniche, ed alcuni particolari della pianta escogitati per la destinazione dei locali e sistemi di riscaldamento.

Oltre ad essere tutte rivestite di marmi policromi e di metalli, ed animate da getti d'acqua, queste terme avevano una decorazione scultorea delle più sfarzose: i più celebri marmi della collezione Farnese (oggi nel Museo Nazionale di Napoli) provengono da qui (l'Ercole di Glicone, il gruppo del Toro Farnese, la Flora, ecc.), come pure i grandi mosaici atletici già nel Museo Lateranense.

Nei sotterranei delle Terme c'è un Mitreo, il santuario del dio persiano Mitra, all'epoca molto in voga alla corte imperiale romana: le caratteristiche strutture del tempio sono ancora visibili oggi.

Per anni durante l'estate si svolge fra le rovine delle Terme di Caracalla una stagione di spettacoli lirici: un'imponente gradinata lignea per gli spettatori e speciali attrezzature permettevano l'organizzazione di spettacoli ad alto livello. Oggi sospesi per volere della Direzione delle Belle Arti.

Le Terme di Caracalla si trovano al centro di una enorme zona verde (Villa Celimontana, Parco di Porta Capena e Parco degli Scipioni) attraversata dal primo tratto della Via Appia che, dopo la costruzione delle mura aureliana, diviene il tratto urbano della Via Appia Antica, compreso tra Porta Capena (tra il Celio e l'Aventino) e Porta San Sebastiano (già Porta Appia), che oggi corrisponde a Via delle Terme di Caracalla e Via di Porta San Sebastiano.

Via delle Terme di Caracalla, già Passeggiata Archeologica, attraversa il Parco di Porta Capena con la sua doppia alberatura di alti pini mediterranei e bassi lecci e fu realizzata nel 1911 per iniziativa di Guido Baccelli, più volte Ministro della Pubblica Istruzione dal 1880 al 1900. In fondo alla strada, quasi di fronte all'accesso delle Terme è la chiesa dei Santi Nereo e Achilleo, già titulus fasiolae per la leggenda che San Pietro, fuggendo dal carcere Mamertino, perdesse qui la benda che fasciava la piaga che le catene gli avevano prodotto al piede. Ricordata fin dal 337, rifatta da Leone III, ricostruita quasi interamente nel secolo XV, fatta restaurare e decorare con affreschi dal Cardinale Baronio nel 1597. Davanti alla modesta facciata, con profilo a forma di edicola, su due colonne, è una colonna romana di granito con un bel capitello ornato da teste di leone, sormontata da una croce.

Il Parco di Porta Capena è attraversato dal Viale Guido Baccelli, antico clivus Delphini, che partendo da Via delle Terme di Caracalla giunge fino al Largo delle Terme di Caracalla passando nella parte posteriore delle stesse Terme, da cui è possibile ammirarle in tutto il loro splendore, ed incontra la Chiesa di Santa Balbina eretta nel IV secolo sulla casa del Console Lucio Fabio Cilone (204).

Via delle Terme di Caracalla termina nel vasto Piazzale Numa Pompilio da cui si diramano tre strade:

- il Viale delle Terme di Caracalla che, dividendo il Parco di Porta Capena dal Parco degli Scipioni, raggiunge il Largo delle Terme di Caracalla ed attraversata Porta Ardeatina, giungendo sulla Cristoforo Colombo che collega il Centro di Roma con l'EUR ed il mare

- Via di Porta San Sebastiano, che attraversa tutto il Parco degli Scipioni e giunge alla Porta San Sebastiano da cui inizia la Via Appia Antica

- Via Druso, che con Via della Navicella raggiunge Villa Celimontana nel culmine del Colle Celio, e con Via Amba Aradam raggiunge San Giovanni in Laterano.

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