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Via del Corso
(Vie e Piazze)
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Via del Corso - 00186 Roma Colonna (Area 1)

A Roma tanti sono i Corsi, ma uno solo è Il Corso, questo è l'unico vero Corso, il Corso per antonomasia, quello dal quale gli altri Corso hanno assunto il nome come titolo onorifico. E' la via principale di Roma, un rettifilo di 1500 metri, che unisce Piazza Venezia a Piazza del Popolo attraversando la parte centrale del tridente, quel grande triangolo di Roma compreso tra le via Ripetta e Via del Babbuino, che con il Corso portano a Piazza del Popolo.

Ribattezzata dai Savoia "Corso Umberto I" nel 1900 in omaggio al Re Umberto, con l'avvento della Repubblica ha ripreso il suo nome autentico Via del Corso, nome che gli fu attribuito quando papa Paolo II (1464-1471) la rese così dritta per farvi svolgere le feste carnevalesche con le corse dei cavalli arabi, detti "barberi": è rimasta quindi celebre per le "corse dei barberi", da cui il nome "Corso".

Fu il veneziano Paolo II, Pietro Barbo (1464-1471), che inventò, per il suo gusto delle feste in maschera, il Carnevale romano, che sarebbe diventato un grande avvenimento europeo di grande richiamo, testimoniato da scrittori e pittori che lo hanno immortalato, con il Papa che assisteva allo spettacolo dalla finestra di Palazzo Venezia.

Il Platina cosi descrive l'avvenimento:
"Correvano i vecchi, correvano i giovani, correvano i Giudei (...) Correvano i cavalli, le cavalle, gli asini e i bufali con tanto piacere di tutti per le risa grandi (...) Affacciato alla finestra stava il Papa che supremo gusto e piacere di queste feste prendeva"
C'era la "mossa" per sgombrare la strada, i "mazzettacci" di fiori gettati in faccia ed il martedì grasso i "moccoletti" e il "mor'ammazata" sputato in faccia a chi teneva la candela accesa (spegnerla significava prolungare la festa).
Il corso era un fiume di fuoco, cosi scriveva il De Millin a Madame Langlès nelle Lettres.

Le corse ebbero fine per volere della Giunta Venturi nel 1876, poiché durante la corsa aveva perso la vita un soldato del 58° fanteria, tale Bottino.
Le corse avevano una solennità ufficiale: il Senatore di Roma, rivestito delle sue insegne, scendeva dal Campidoglio ed, in berlina di gala, percorreva la via fino alla Piazza del Popolo e da qui dava inizio alla "corsa dei barberi", cavalli che percorrevano la strada fino al traguardo in Piazza Venezia senza fantini, ma con delle palle di ferro puntute che li spronavano.
Le corse erano solo una delle attrazioni carnevalesche che univano, pur senza confondersi, tutti i ceti: signori in carrozza, popolani a piedi, tutti desiderosi di divertimento gettandosi addosso coriandoli, mazzi di fiori o cartocci di farina, fino all'ultimo giorno di carnevale impegnati a spegnere l'altrui "moccolotto" (candela tozza) che ciascuno portava acceso; finché:
"nel colmo dell'entusiasmo e in mezzo al delirio del sollazzo scocca l'avemaria da tutte le chiese e il carnevale romano muore tutto d'un colpo, come si spegne un cero con un soffio"

Con l'abolizione delle corse finì anche il gioioso carnevale e in tale occasione tornò a parlare Pasquino, la più famosa delle statue parlanti che disse:
"Di Roma il Carneval qui morto giace,
dorme egli alfin, e Roma lasci in pace"

La attuale strada è tracciata sulla vecchia Via Lata e corrisponde al tratto urbano della romana Via Flaminia che collegava Roma alle provincie del nord. Successivamente fu Alessandro VII (1655-1667) che la rettificò, per poi essere pavimentata nel 1736 sotto Clemente XII; solo dopo l'avvento del Regno vi furono realizzati i marciapiedi.
La strada, giunta a Piazza del Popolo, superata la Porta prosegue come rettifilo con la Via Flaminia.

Percorrendo Via del Corso, una delle strade romane più emblematiche per la sua caratteristica barocca, si possono ammirare Palazzi principeschi dalle facciate imponenti che oggi ospitano Banche ed altri importanti sedi, tanto da poter oggi essere considerata la City di Roma; da notare Palazzo Bonaparte, Palazzo Doria con la sua Galleria Pamphily, il Palazzo del Collegio Romano che custodiva il Museo Pigorini (oggi trasferito all'EUR) e la Biblioteca Nazionale (trasferita in Via Castro Pretorio), Palazzi Chigi, che ospita la sede del Governo e Palazzo Montecitorio, sede del Parlamento.

Molte le chiese degne di rilievo: la Chiesa di Santa Maria il Lata, la Chiesa di Sant'Ignazio da Loyola, San Lorenzo in Lucina, Santi Ambrogio e Carlo al Corso. Inoltre la maestosa Piazza Colonna, che deve il suo nome alla Colonna di Marco Aurelio, e Largo Goldoni, che con la Via Condotti la unisce alla Piazza di Spagna.

La sua bellezza è particolare quando il traffico termina, ed è possibile ammirare da una parte l'obelisco di Piazza del Popolo e dall'altra il Vittoriano in Piazza Venezia.

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