Giovedì 10 Settembre 2020 11:09

Quella motonave spiaggiata sulla riva del Tevere da 12 anni

Sono trascorsi solo 12 anni da quando la Motonave Tiber II, rotti gli ormeggi a seguito di una piena del Tevere, si schiantò contro Ponte S.Angelo. Recuperata, venne spiaggiata, come i cetacei moribondi, sulla riva del fiume nei pressi di Ponte Duca d’Aosta. E là è rimasta. Nel frattempo, secondo la migliore tradizione della politica […]

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Sono trascorsi solo 12 anni da quando la Motonave Tiber II, rotti gli ormeggi a seguito di una piena del Tevere, si schiantò contro Ponte S.Angelo. Recuperata, venne spiaggiata, come i cetacei moribondi, sulla riva del fiume nei pressi di Ponte Duca d’Aosta. E là è rimasta.

Nel frattempo, secondo la migliore tradizione della politica ricca di chiacchiere e promesse ma povera di fatti, se ne annunciato a ripetizione lo spostamento e la demolizione; ma invece è sempre là.

E mentre spiaggiata e arrugginita si trasformava in un dormitorio per senza tetto gli annunci della politica non cessavano e piani su piani venivano annunciati e dati alla stampa: piani per il risanamento del Tevere, ovviamente. L’ultimo quello del sindaco Marino: il Tevere nel 2015 sarebbe stato navigabile dopo la rimozione di tutti i rifiuti e i detriti. Anche in questo caso all’annuncio non seguirono i fatti anche se i romani, abituati alle promesse della politica, neppure ci fecero caso.


La navigazione sul Tevere era iniziata nel 2001 e per farla partire erano stati spesi 2 milioni di euro dei contribuenti; denari necessari per le imbarcazioni e i pontili dove farle attraccare.
Il servizio, assai gradito a romani e turisti, andò avanti per qualche anno fino a quando venne sospeso per diverse ragioni: il livello insufficiente delle acque nella stagione estiva, il danneggiamento dei pontili a seguito di disastrose piene e poi la sporcizia e il degrado del fiume che trasformavano la piacevole crociera in una navigazione penosa.

Comunque niente che non si sarebbe potuto sistemare dal momento che i fiumi possono essere dragati, i danni riparati e i rifiuti rimossi.

La verità è che il Tevere, su cui gravita la competenza di un bel grappolo di Enti in fin dei conti non interessa a nessuno; perché se solo si fosse realizzato il 10% dei progetti presentati (spesso commissionati e pure pagati) oggi avremmo il Tevere come il Danubio con salmoni e castori.

E invece le uniche iniziative sono quelle più o meno ludiche che interessano le maltrattate sponde: stand gastronomici, una inutile spiaggia per non-bagnanti e la recente iniziativa nei pressi di Ponte Sisto con prato posticcio.

Nel frattempo il Tevere ci regala
una moria di pesci dopo l’altra
di cui ancora non si conoscono bene le ragioni (anche il fiume Paglia, affluente del Tevere a Luglio è stato interessato da una consistente moria dovuta presumibilmente ad inquinanti) e una “magra” che non si era mai vista.

A Ponte Milvio il fiume è in secca con grandi isole di sabbia e sassi venute fuori come da una eruzione vulcanica; colpa di una estate siccitosa dovuta al riscaldamento globale e sicuramente anche ai prelievi forzosi di acqua a monte. Forse non tutti ci pensano ma meno acqua significa, tanto per la cronaca, maggiore inquinamento.

E la Tiber II che fine ha fatto? Più malandata che mai è sempre là, protetta da un paio di transenne metalliche, da un cartello che indica la proprietà privata e dal suo ‘capitano’ che dall’alto della plancia invita a non entrare e per qualsiasi informazione dice di rivolgersi ai proprietari.


Dopo 12 anni di secca la motonave, circondata da un folto canneto,  è assai mal ridotta: sporca, arrugginita e danneggiata. Dopo aver solcato le acque del biondo Tevere trasportando romani e stranieri oggi fa una gran pena a vederla in questo stato; quale che siano state le sue vicissitudini forse meritava una migliore fine.
Se non è più adatta alla navigazione poteva essere trasformata in piccolo museo del Tevere… idea bizzarra che la pragmatica amministrazione capitolina neanche avrà mai preso in considerazione ma che a noi, amanti del Tevere, fa emozionare.

Ve li immaginate i bambini di una scolaresca che scendono al fiume e si “imbarcano” su uno scafo-museo che racconta loro la storia del fiume e la natura del Tevere? Troppo bello, e soprattutto troppo “nordico”.

Francesco Gargaglia

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