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Martedì 7 Aprile 2026 07:04

Una veglia di preghiera per la pace l’11 aprile in San Pietro



L’annuncio del Papa in occasione del messaggio Urbi et Orbi a Pasqua. «Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non possiamo rassegnarci al male»

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Una veglia di preghiera per la pace nella basilica di San Pietro, sabato prossimo, 11 aprile. È l’annuncio che Papa Leone XIV ha fatto durante il suo primo messaggio Urbi et Orbi in occasione della Pasqua. Un discorso tutto centrato sulla vittoria di Cristo e sulla ricerca della pace. «Come ha vinto Gesù?», si è chiesto il Pontefice. «Qual è la forza con cui ha sconfitto una volta per sempre l’antico Avversario, il Principe di questo mondo? Qual è la potenza con cui è risorto dai morti? Questa forza, questa potenza è Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta».

Una forza, ha detto il Papa, «totalmente non violenta. È simile a quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, si apre un varco tra le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata. È ancora più simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso. Questa è la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri».

La risurrezione di Cristo, «principio dell’umanità nuova», ci mette «di fronte al dramma della nostra libertà», ha detto il Papa: «Lasciamoci stupire da Cristo! Lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi! Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo! Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo. C’è una sempre più marcata “globalizzazione dell’indifferenza”, per richiamare un’espressione cara a Papa Francesco», davanti alla quale «non possiamo continuare ad essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male!».

Leone ha ricordato che «la pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi! Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore!». E prima di impartire la benedizione e rivolgere gli auguri di buona Pasqua, oltre che in italiano e in latino, in altre otto lingue, ha concluso invitando ad abbandonare «ogni volontà di contesa, di dominio e di potere».

In precedenza, durante la Messa del giorno di Pasqua celebrata nella basilica vaticana, il Papa, sottolineando ancora la vittoria di Cristo sulla morte, aveva invitato alla speranza: «La morte non ha più potere su di noi! È questo un messaggio non sempre facile da accogliere» perché «il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori. Dentro di noi, quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno».

Ma anche fuori di noi, ha detto Leone, «la morte è sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge».

Ma la Pasqua del Signore, ha concluso, «ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore (…) ci dona questa speranza, ricordandoci che nel Cristo risorto una nuova creazione è possibile ogni giorno. Di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo» perché «dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita».

7 aprile 2026

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