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Mercoledì 8 Aprile 2026 12:04

Cultura: prorogata fino a 14 giugno mostra “Il non finito” ai Musei capitolini di Roma

Il progetto espositivo sulla poetica del non finito è stato prorogato fino al 14 giugno 2026, esplorando il processo creativo di opere incompiute.

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Il progetto espositivo “Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva” è stato prorogato fino al 14 giugno 2026, e continua a essere ospitato nelle sale della Pinacoteca dei Musei Capitolini a partire dal 15 gennaio. Questo evento, curato da Costanza Barbieri, coordinatrice del Work Package 2 di Ear – Enacting artistic research e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, insieme a Claudio Seccaroni dell’Enea, offre un approfondimento inedito sul processo creativo di alcuni dipinti incompiuti conservati presso la Pinacoteca Capitolina. L’esposizione accompagna il visitatore alla scoperta delle fasi di ideazione e realizzazione delle opere, mettendo in evidenza ripensamenti, modifiche e soluzioni tecniche adottate dagli artisti, spesso invisibili all’occhio umano. Questo è quanto si legge in una nota di Ze’tema Progetto Cultura.

La nota prosegue affermando che il progetto è promosso da Roma Capitale, attraverso l’Assessorato alla Cultura e il Coordinamento delle iniziative legate alla Giornata della Memoria di Roma Capitale. La Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali è coinvolta nell’organizzazione dell’evento, insieme all’Accademia di Belle Arti di Roma, nell’ambito del Progetto Ear – Enacting Artistic Research, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEu, utilizzando fondi a valere sul Pnrr. I servizi museali sono forniti da Ze’tema Progetto Cultura, con un catalogo edito da Artemide Edizioni.

Le opere esposte sono state sottoposte ad analisi scientifiche attraverso strumenti di imaging, riflettografia e spettroscopia, rivelando i segreti delle tecniche utilizzate per la loro realizzazione. Tra i casi significativi vi è il dipinto “Cristo e l’adultera” (1525-1528) di Jacopo Palma il Vecchio, che mostra varianti lasciate a vista per il gesto della mano di Cristo. Un altro esempio è la tela di Guido Reni raffigurante l'”Anima beata” (1640-1642), modificata dall’autore durante il processo creativo, variando la posizione delle gambe e delle ali. “Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva” offre ai visitatori un’opportunità unica di addentrarsi nel processo artistico in corso, grazie all’uso di strumenti e metodologie comunemente impiegati per interventi di restauro.

Partendo da un’intuizione fondamentale, la diagnostica non si limita al campo della conservazione, ma offre strumenti preziosi per indagare i processi creativi, in particolare il tema del non finito. Questa categoria estetica ha attraversato l’intera storia dell’arte fin dalla classicità. Plinio il Vecchio, ad esempio, ricorda come l’incompiuta Venere di Cos di Apelle fosse considerata superiore per espressione e intensità rispetto a molte opere ben rifinite, e come nessuno degli allievi osasse intervenire per completarla. Questa suggestione e modus operandi sono stati recuperati da artisti come Leonardo, Michelangelo, Tiziano e Guido Reni, implicando la partecipazione attiva dell’osservatore. L’arte contemporanea e gli impressionisti hanno continuato a esplorare questo tema. Di fronte a un’opera incompleta, l’osservatore è stimolato a livello neurologico e attua un meccanismo compensativo immaginativo, proseguendo virtualmente l’azione creativa e condividendo il gesto artistico dell’artefice.

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