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Mercoledì 8 Aprile 2026 15:04

“L’Argentina di Francesco” raccontata da Eugenio Bonanata



Nella Filmoteca vaticana il documentario prodotto da Telepace con Vatican News. Ruffini (dicastero Comunicazione): «Un'immagine plastica di come la periferia sia stata centrale nella sua pastorale»

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Chi era Jorge Mario Bergoglio prima di diventare Papa Francesco? La risposta è nel documentario “L’Argentina di Francesco”. Firmato dal giornalista Eugenio Bonanata, prodotto da Telepace in collaborazione con Vatican News, è stato proiettato questa mattina, 8 aprile, nella Filmoteca vaticana a quasi un anno dalla morte di Bergoglio, il 21 aprile 2025. La presentazione ufficiale si terrà stasera, 8 aprile, ad Asti, terra d’origine dei nonni che emigrarono in Argentina nel 1929. Altre due proiezioni sono in programma nella parrocchia di San Gerlando a Lampedusa il 10 aprile e nel carcere di Regina Coeli in data da stabilirsi.

Il docufilm, della durata di un’ora, è un viaggio nel periodo in cui Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires. Con la consulenza scientifica di Orsola Appendino, è arricchito dai racconti di chi lo ha conosciuto da vicino, dagli ex allievi degli istituti dei Gesuiti in cui padre Jorge era docente ai giornalisti Alicia Barrios, Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, da padre Pepe di Paola all’ex calciatore argentino Alberto Acosta, che ha ricordato quanto Bergoglio fosse tifoso del San Lorenzo de Almagro. Un lungo racconto che si snoda tra le strade di Flores e di Almagro, quartieri di Buenos Aires, che aiuta a capire meglio il magistero di Francesco che già in Argentina esortava a prestare attenzione agli ultimi, si impegnava per l’ecumenismo, vedeva la Chiesa come un ospedale da campo e voleva una Chiesa in uscita, idea missionaria sbocciata nelle “villas”, quartieri poverissimi analoghi alle favelas brasiliane.

«Un’immagine plastica di come la periferia sia stata centrale nella pastorale di Jorge Bergoglio prima e di Papa Francesco dopo», ha detto il prefetto del dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini. Il documentario si apre con brevi stralci di omelie tenute dall’arcivescovo Bergoglio in cui parla della misericordia di Dio, della testimonianza cristiana, dell’amore per i poveri. Le immagini si spostano poi nella basilica di Santa Maria Ausiliatrice dove fu battezzato e dove si recava il 24 di ogni mese per portare una rosa alla Vergine Maria. Qui celebrò anche la sua prima Messa dopo l’ordinazione presbiteriale, il 13 dicembre 1969. Il racconto prosegue nella basilica di San José de Flores dove c’è il confessionale nel quale, come ricorda una targa, il 21 settembre 1953 il giovane Jorge Mario Bergoglio seguì la chiamata di Dio a diventare sacerdote e dove si recava a pregare il 19 di ogni mese.

Il docufilm è arricchito da immagini di archivio, vecchie fotografie e alcuni aneddoti come il suo apprezzamento per la bagna cauda. Ruffini ha ricordato che Papa Francesco «diceva che un buon giornalista deve consumare le suole delle scarpe e che per raccontare una storia bisogna viverla, camminarci dentro, anche nei luoghi, incontrare persone. Questo documentario ci aiuta a non vivere di ricordi, ma a far vivere i ricordi come qualcosa di prezioso». Tra le prime file, vicino al sottosegretario del dicastero per la cultura e l’educazione don Antonio Spadaro, al direttore dell’Osservatore Romano Andrea Monda e al vice-direttore editoriale del dicastero per la Comunicazione Alessandro Gisotti, c’era anche suor Geneviève Jeanningros, amica di Bergoglio. Si è detta «molto emozionata» e ha detto che non avrebbe «mai voluto mancare all’appuntamento». Quest’anno ha sentito «molto la mancanza di Papa Francesco, la sua umanità, il suo sguardo, il suo sorriso», dice.

Il documentario, girato a fine 2024, ha visto dietro la macchina da presa la troupe di FrameXS multimedia e i registi Giovanni Orsenigo e Stefano Gabriele, il quale ha spiegato che l’intento era quello «di raccontare il Bergoglio intimo nei luoghi in cui è vissuto. Sapeva che si stava preparando questo lavoro, speravamo riuscisse a vederlo. Dai racconti di chi lo ha conosciuto emerge il bene che ha fatto a tanti e la sua attenzione alle esigenze degli ultimi».

8 aprile 2026

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