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Giovedì 9 Aprile 2026 15:04

Il Papa agli atleti di Olimpiadi e Paralimpiadi: «Sport spezza la logica della violenza»



Leone XIV riceve in udienza una rappresentanza di campioni reduci dai Giochi di Milano Cortina 2026: con la vostra presenza resa visibile una possibilità di pace. La presenza della Croce degli Sportivi

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C’è chi si ferma per parlargli a quattr’occhi, chi gli regala una maglietta o una divisa con i colori della bandiera italiana, chi si limita ad una forte stretta di mano accompagnata ad un grande sorriso. Papa Leone XIV incontra in Vaticano una delegazione di atleti reduci dalle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, ai quali riconosce di aver appena diffuso nel mondo, oltre alle competizioni di altissimo livello, anche «un nobile messaggio umano, culturale e spirituale». Nella Sala Clementina, all’udienza con la preparazione curata dal Dicastero per la Cultura e l’educazione grazie ad Athletica Vaticana, ci sono circa 250 persone: oltre agli atleti, anche allenatori, tecnici, dirigenti sportivi, i presidenti del Coni e del Cip, il ministro dello Sport Andrea Abodi.

Leone XIV ringrazia gli sportivi per la loro testimonianza, per aver dimostrato che «quando viene autenticamente vissuto» lo sport non è solo una prestazione, ma una «forma di linguaggio, un racconto fatto di gesti, di fatica, di attese, di cadute e di ripartenze». Per il Papa quelle degli atleti e delle atlete sono state «storie di sacrificio, di disciplina e di tenacia», e le competizioni paralimpiche hanno dimostrato in particolare come «il limite possa diventare luogo di rivelazione, non qualcosa che ostacola la persona ma che può essere trasformato».

Il Papa sottolinea come lo sport concorra alla maturazione del proprio carattere: «Dallo sport – dice – si impara a conoscere il proprio corpo senza idolatrarlo, a governare le emozioni, a competere senza perdere il senso della fraternità, ad accogliere la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza». Leone XIV sottolinea come lo sport sia «scuola di vita e di talento», nella quale si impara che il successo si misura non dall’ammontare dei premi, ma dalla stima reciproca, dalla qualità delle relazioni e dalla gioia condivisa nel gioco.

Riprendendo i contenuti della Lettera apostolica “La Vita in abbondanza” dedicata proprio al valore dello sport e pubblicata lo scorso febbraio in coincidenza con l’apertura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, papa Leone sottolinea come il Vangelo parli di una vita «piena di senso in cui corporeità e interiorità trovano armonia».

Lo sport – dice con tono sicuro – «non è un’esibizione di forza, ma un esercizio di relazione», e questo vale ancor di più «nel tempo attuale, così segnato da polarizzazioni, rivalità e conflitti che sfociano in guerre devastanti». In questo contesto, Papa Leone ribadisce ancora il valore della tregua olimpica, affermando che gli atleti di tutto il mondo presenti ai Giochi hanno “reso visibile» una possibilità di pace: lo «spezzare la logica della violenza per promuovere quella dell’incontro». In quest’ottica, Olimpiadi e Paralimpiadi hanno costituito «una profezia niente affatto retorica».

Dopo aver messo in guardia contro le «tentazioni» che lo sport porta con sé – quella della prestazione ad ogni costo, quella del doping, quella del “profitto” che «trasforma il gioco in mercato e lo sportivo in divo», quella della “spettacolarizzazione” che «riduce l’atleta ad un’immagine o a un numero» -, Leone XIV invita gli atleti a continuare a portare nel mondo l’idea che «si possa gareggiare senza odiarsi», che «si possa vincere senza umiliare» e che «si possa perdere senza perdere se stessi». Tutto questo, afferma il Papa, «vale anche oltre lo sport, nella vita sociale, nella politica e nelle relazioni fra i popoli». Perché «la diversità non è una minaccia, ma una ricchezza».

Ad accompagnare gli sportivi in Vaticano, anche un segno visibile, quello della Croce degli Sportivi, che dai Giochi di Londra 2012 in avanti è stata presente nei Villaggi che ospitano gli atleti raccogliendo – afferma il Papa – «preghiere, attese e speranze, paure e sofferenze delle donne e degli uomini che, a ogni età, condividono le loro esperienze sportive». È davanti a «questo supremo ed essenziale Segno di dedizione» che il Papa invita tutti gli atleti e l’intero mondo dello sport a «continuare a far sì che la persona rimanga al centro dello sport in tutte le sue espressioni», rinnovando tutti il «desiderio di dare il nostro meglio, insieme, in ogni attività». (Stefano Caredda)

9 aprile 2026

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