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Giovedì 9 Aprile 2026 15:04

«Emozionante e intenso»: gli atleti raccontano l’incontro con il Papa



Da Federica Brignone a Francesca Lollobrigida a Sofia e ai paralimpici Bertagnolli e Macrì: le voci dei protagonisti. «Da Leone parole bellissime e intelligenti»

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Tanta emozione e tanta riconoscenza, con l’impressione nitida di aver vissuto un’esperienza profonda e di essere stati i protagonisti di un avvenimento dai molteplici significati. I volti degli atleti italiani che hanno incontrato Papa Leone XIV, al termine dell’udienza concessa nella mattina di giovedì 9 aprile ai partecipanti ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, fanno trasparire al tempo stesso l’orgoglio dell’esserci e lo stupore, quasi l’imbarazzo, di trovarsi nel cuore di una storia che supera i confini dello sport e può parlare al mondo intero di pace, di educazione, di impegno, di armonia.

Solare il volto di Federica Brignone, che sulle nevi olimpiche di Milano Cortina 2026 ha suggellato con due medaglie d’oro (sci alpino, gigante e supergigante) una carriera segnata da grandi vittorie e da momenti difficili: «Ho sentito dal Papa parole bellissime e intelligenti, che ricorderò: lo sport è certamente una cosa sana che porta e fa vivere buoni valori, ma è vero, si può anche sorpassare il limite e viverlo con arroganza. Io credo che quello che si semina, nella vita, prima o poi si raccoglie: non necessariamente subito, ma con un percorso che dura tutta la vita».

«Essere qui è stata un’emozione indescrivibile, quasi quanto partecipare alle Olimpiadi», dice Francesca Lollobrigida, anche lei uno dei volti dei Giochi di Milano Cortina, vincitrice di due medaglie d’oro nel pattinaggio di velocità. «Ieri siamo stati ricevuti dal presidente della Repubblica Mattarella, al Quirinale, oggi siamo qui in Vaticano da papa Leone: sono posti magnifici e occasioni rare, e condividerle rafforza l’unione e la coesione anche fra noi atleti».

Quello che è accaduto, dice Lollobrigida, è che «siamo entrati con le nostre storie nelle case degli italiani: abbiamo strappato una lacrima, abbiamo regalato un momento di gioia, abbiamo dato un incoraggiamento magari in un momento di difficoltà. Ecco, questo è importante: i valori dello sport che entrano nella vita quotidiana».

La sua storia è stata una delle più raccontate di questa Olimpiade, con l’immagine di lei che abbraccia il figlio piccolo dopo il grande trionfo: «Posso dire che ho vissuto tutto con tanta spontaneità, quella che vivo a casa, dove sono la mamma di Tommaso e la moglie di mio marito. Ma io non sono un esempio, la mia è solo una testimonianza. Io per la gravidanza ho avuto il coraggio di fermarmi dal punto di vista agonistico in un momento importante della mia carriera e sono stata supportata da mio marito, dalla Federazione, dal mio gruppo sportivo, da tutti. Sono tornata ad alti livelli, e non era scontato, ma posso dire che al di là delle medaglie il trovarmi ai nastri di partenza delle Olimpiadi con mio figlio sugli spalti è stata una vittoria per me e per tutta la mia squadra».

Anche Sofia Goggia, un’altra delle perle della nazionale olimpica di sci alpino (un bronzo in discesa libera a Milano Cortina 2026), è colpita da quanto vissuto in Vaticano: «Ho visto un parallelo fra le parole del Papa e la nostra esperienza: è vera l’umiltà che bisogna avere quando si vince e il fatto che non bisogna perdere se stessi quando si perde: è stato un incontro bello, emozionante, intenso e molto profondo».

Riconoscenza anche dagli atleti del mondo paralimpico. Giacomo Bertagnolli è lo sciatore più medagliato della delegazione italiana, vincitore con la guida Andrea Ravelli di ben cinque allori, due ori, due argenti e un bronzo. «Non capita certo tutti i giorni essere ricevuti dal Papa: è stato bello sentire le sue parole, mi ha dato una nuova carica perché quanto ha detto è fonte di ispirazione per migliorarci ancora».

Non la prima volta per lui: «Ero stato ricevuto da Papa Francesco qualche anno fa, ma tornare qui è sempre molto bello: papa Leone ha parlato di valori che siamo chiamati a incarnare sotto molti punti di vista. Soprattutto ha sottolineato come non si vinca mai da soli, ma anche grazie alle persone che ci sono vicine: questo è particolarmente vero per me che gareggio nelle gare paralimpiche per ipovedenti e che ho in pista con me Andrea che mi fa da guida: noi dobbiamo collaborare, non sempre siamo d’accordo ma è importante essere concentrati sullo stesso obiettivo e lavorare insieme per raggiungerlo. Ecco, sono contento perché quanto ha detto il Papa è vero, è proprio così».

Anche Andrea Macrì, il vicecapitano della nazionale italiana di Para Ice Hockey, sottolinea «il bel momento» vissuto in Vaticano: «Le parole del Papa sono importanti in modo particolare in un momento storico come quello che stiamo vivendo: lo sport ha sempre rappresentato un volano di pace e oggi più che mai ne abbiamo bisogno».

A colpirlo, sono state soprattutto le parole con le quali il Papa ha descritto lo sport come un momento di autentica relazione, anche fra le nazioni: «L’esperienza che un atleta vive al Villaggio Olimpico o Paralimpico è il momento più straordinaria di una carriera sportiva: vivere tutti insieme, diverse culture, diverse lingue, anche diverse religioni, è qualcosa di unico: la mia prima volta, a Londra 2012, fu uno shock, ma bellissimo. Il condividere è la cosa che unisce di più e noi atleti abbiamo l’occasione, ogni quattro anni, di vivere questo privilegio: lo sport davvero rappresenta qualcosa di unico e di straordinario, e in questo momento storico abbiamo davvero bisogno di fratellanza, di unione, dello stare insieme».

Nel mondo dello sport, c’è spazio per tutti, dice Macrì. «Il movimento paralimpico sta crescendo in tutto il Paese ma ci sono ancora ragazzi e ragazze con disabilità, bambini e bambine, che non sanno di poter praticare uno sport. Questo numero si sta riducendo grazie al grande lavoro che viene svolto e che non è affatto facile, visto che bisogna lavorare in ogni singola regione e in ogni singola città. Finiti i Giochi Olimpici e Paralimpici, e passati anche questi momenti importanti di incontro e di celebrazione, come quelli vissuti con il presidente della Repubblica ieri e con il Papa oggi, spero che ci si possa concentrare ancora di più sul rendere la pratica sportiva possibile per tutti, bambini e giovani, con e senza disabilità». (Stefano Caredda)

9 aprile 2026

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