Santa Francesca Romana

Piazza di S. Francesca Romana - 00186 Roma
Campitelli [R.X]
Zona Archeologica [1X]

La Chiesa, eretta in sostituzione di Santa Maria Antiqua, assunse il nome di Santa Maria Nova incorporando l'Oratorio dei SS. Pietro e Paolo, che papa Paolo I aveva ricavato nel portico del Tempio di Venere a Roma.
Ingrandita e rimaneggiata nel 1.100, da Onorio II, nel 1300 fu affidata ai Benedettini di Monteoliveto.

Nel 1421 Francesca Buzzi in Ponziani vi fondò la Congregazione delle Oblate, e li fu sepolta. Canonizzata nel 1608 come Santa Francesca Romana, diede l'attuale nome alla Chiesa.
La Santa è la Patrona degli automobilisti ed il giorno della sua festa, 9 marzo, è tradizione che sul piazzale del Colosseo si radunino, per ricevere una benedizione, gli autoveicoli.
Il Campanile romanico del XII secolo è alto 42 metri, e negli ultimi tre piani è a doppie bifore.
Nella Chiesa è sepolto anche Gentile da Fabriano, morto nel 1428, che aveva eseguito un affresco per la tomba del Cardinale Adimari.

La facciata di travertino bianco è di Carlo Lombardi, che vi lavorò tra il 1595 e il 1615, completando, oltre alla facciata, anche gran parte dell'interno, in particolare il soffitto a cassettoni.
Nel 1649 vi mise mano Gian Lorenzo Bernini, realizzando sul fondo della navata la Confessione (a marmi policromi), ed una statua della Santa andata distrutta nel 1700.

Sul Transetto, a cui si accede per due scale laterali, sono conservate due pietre di basalto, con impronte che la tradizione vuole lasciate da San Pietro.

Nella Chiesa sono conservate molte opere d'arte di particolare rilievo, tra cui l'icona Glycophilousa; scoperta nel 1949 durante un restauro eseguito da Pico Cellini, che attualmente si trova sull'altare maggiore. L'icona, da cui è stata distaccata una immagine duecentesca sovrapposta, ha scoperto un'antica pittura eseguita con la tecnica dell'encausto, di eccellente fattura, probabilmente proveniente da Santa Maria Nova, di cui rimangono solo le teste della Madonna e del Bambino.

Nella Sacrestia è conservato il Miracolo di San Benedetto, una grande pala d'altare del 1744 di Pierre Subleyras.

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