Isola Tiberina

Piazza di S. Bartolomeo all'Isola - 00186 Roma
Ripa [R.XII]
Centro Storico [1A]

L'Isola Tiberina

Isolotto basso e allungato (circa 300 metri per 80) che
sorge nel Tevere, fra i ponti Garibaldi e Palatino.
Catalizzò le fantasie dei romani che gli intessero attorno
varie leggende.

La sua forma grossolanamente simile a quella di un
grande barcone, è legata, secondo una leggenda,
all'affondamento di una nave, sottolineata in passato dal
rivestimento di travertino che la circondava (di cui
rimangono notevoli resti), il simulacro del natante aveva nel
mezzo un obelisco rappresentante l'albero maestro. Mentre,
secondo un'altre delle leggende, la sua origine era dovuta
all'accumularsi del fango sul grano dei Tarquini gettato nel
fiume dal popolo dopo la loro cacciata.

L'isola era sacra al culto di Esculapio, dio della
medicina, a cui fu dedicato nel 289 a.C. un tempio ove oggi è
la chiesa di San Bartolomeo, eretta da Ottone III, rifatta
tra la fine del '500 e l'inizi del '600, da cui l'isola viene
comunemente detto di San Bartolomeo.

Secondo una leggenda all'alba di un giorno d'agosto del
293, una nave romana risale le rive del Tevere con a bordo un
prezioso carico: un'anfora contenente un serpente che il
Console Quinto Oguino ha rapito dal tempio di Esculapio, dio
della medicina, che sorge nella antica città greca di
Epidauro. Giunta all'ultima ansa del Tevere nella strettoia
tra l'Aventino e Trastevere, il serpente esce dall'anfora e,
tra lo stupore dei romani, scivola nel fiume, lo attraversa e
va a nascondersi tra i canneti dell'isola. Anziché una
sventura la cosa viene interpretata come un segnale divino: è
qui che il dio Esculapio vuole il suo tempio. In un
bassorilievo sulla fiancata dell'isola si vede ancora il
serpente di Esculapio.

Il serpente, simbolo vivente del dio è, secondo i romani,
l'ultima speranza per liberarli dalla pestilenza, per cui per
consultazione dei Libri Sibillini fu introdotto il culto di
Asclepio, dove fu eretto un tempio a Esculapio, cui
affluivano i malati per essere risanati dal dio guaritore.
La vocazione di accogliere gli infermi durò nei secoli,
trasformandola in lazzaretto durante la peste del 1656 e oggi
in sede dell'ospedale dei Fatebenefratelli costruito nel 1584,
uno dei più antichi ospedali del mondo.

L'isola è unita alla riva sinistra dal ponte Fabricio
(62 a.C.), il più antico di Roma, dopo Ponte Milvio, con le
erme quadrifronti alla sue quattro estremità (e perciò detto
Quattro Capi, o ponte giudeo perché gli ebrei lo
attraversavano per rientrare nel GHETTO) e alla riva destra,
Trastevere,
dal ponte Cestio (I secolo a.C.), restaurato nel
370 d.C.e rifatto nell'800 mantenendo d'antico solo l'arcata
centrale.

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