Pincio

Piazzale Napoleone I - 00187 Roma

Parco pubblico di Roma che sorge su un colle di 51 metri
con un dislivello di 31 con la sottostante
Piazza del Popolo
sul quale, nel IV secolo d.C., sorgeva la Ville dei Pinci.

Sul colle fu bruciato il corpo di Nerone e da allora
nacquero molte leggende sul colle, con apparizioni di
fantasmi.

Il parco, nella sua attuale sistemazione, fu disegnato
dall'architetto Giuseppe Valadier (1810-18) e compiuto per
volontà di Pio VII, dopo il suo ritorno a Roma, nella
tradizione delle Ville del seicento e settecento.

Si estende dove già sorgeva in antico uno dei gruppi di
splendide ville che coronano Roma, specie verso Est: in
questa zona avevano i loro horti Lucullo (sotto
Trinità dei Monti),
gli Acili (verso Nord), i Domizi (sopra
Piazza del Popolo)
e più tardi, nel IV secolo, i Pinci che lasciarono il
loro nome al Colle.

Il Pincio fu destinato fino agli inizi del '900 a luogo
classico degli svaghi dei romani, dove si tenevano anche i
concerti della banda comunale.

I viali del Pincio, per iniziativa di G. Mazzini, sono
ornati da busti dei maggiori patrioti italiani.

Subito dopo l'ingresso, a destra, un cippo ricorda che
Galileo Galilei fu tenuto prigioniero, per ordine del
Sant'Uffizio, dal 1630 al 1633, nella Villa Medici.

Proseguendo nel Viale A. Mickiewiex, si passa sotto la
Casina Valadier, piccolo edificio realizzato in linguaggio
neoclassico e destinato fin dall'apertura, 1817, a caffè-ristorante,
e si sbocca nel vasto Piazzale Napoleone, così
intitolato a ricordo dell'impulso dato da Napoleone, che pure
non era mai stato a Roma, all'abbellimento del Pincio e della
città.

Dalla grande terrazza del piazzale Napoleone, centro del
Pincio, che affaccia su
Piazza del Popolo, si gode, di là
dalle rampe discendenti dal colle, un bellissimo e famoso
panorama, tra i più famosi di Roma, particolarmente al
tramonto.

Dal Piazzale Napoleone per Via dell'Obelisco, nel cui
mezzo sorge il sottile obelisco dedicato dall'Imperatore
Adriano al favorito Antino, rinvenuto fuori Porta Maggiore
nel secolo XVI e qui rialzato da Pio VII nel 1822, si giunge
al grande cavalcavia che, al disopra del Viale del Muro
Torto, unisce il Pincio alla
Villa Borghese.

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